sabato 6 settembre 2008

W. Reich, Psicologia di massa del fascismo


Photobucket - Video and Image Hosting



Da quando la primitiva organizzazione democratico-lavorativa è definitivamente tramontata, il nucleo biologico non ha piú trovato un’espressione sul piano sociale. Ciò che è a naturale” ed “elevato” nell’uomo, ciò che lo lega al suo cosmo, ha trovato soltanto nell’arte, soprattutto nella musica e nella pittura, un’autentica espressione.
Ma finora non ha esercitato alcuna sostanziale influenza sulla formazione della società umana, se per società si intende non la cultura di un ristretto gruppo di persone ricche appartenenti alla classe dominante, ma la comunità di tutti gli uomini.

Negli ideali etici e sociali del liberalismo si possono riconoscere i tratti dello strato caratteriale superficiale, caratterizzato dall’autocontrollo e dalla tolleranza.
Questo liberalismo accentua la propria etica al fine di soffocare “il mostro nell’uomo”, il secondo strato delle “pulsioni secondarie”, “l’inconscio” di Freud. La naturale socialità del terzo e piú profondo strato, dello strato in cui ha sede il nucleo biologico dell’uomo, è sconosciuta al liberale.
Egli deplora e combatte il pervertimento caratteriale umano con norme etiche, ma le catastrofi del XX secolo hanno insegnato che non ha combinato gran che.

Tutto ciò che è veramente rivoluzionario, qualsiasi arte e scienza autentiche, nasce dal nucleo biologico naturale dell’uomo.
Né il vero rivoluzionario né l’artista o lo scienziato finora sono riusciti a conquistare le masse e a guidarle, e semmai vi sono riusciti, non sono stati capaci di tenerle in modo duraturo nel campo degli interessi vitali.

Le cose stanno diversamente, rispetto al liberalismo e alla vera rivoluzione, per quanto riguarda il fascismo.
Sostanzialmente il fascismo non rappresenta né lo strato superficiale né quello piú profondo, ma il secondo strato caratteriale intermedio delle pulsioni secondarie.

Nel periodo in cui ero occupato con la prima stesura di questo libro, il fascismo veniva generalmente considerato un “partito politico” che come altri “raggruppamenti sociali” esprimeva in modo organizzato un’“idea politica”.
Di conseguenza “il partito fascista introduceva il fascismo o con la forza o con “manovre politiche””.

Contrariamente a tutto ciò, le mie esperienze mediche fatte con molte persone appartenenti ai piú disparati strati sociali, razze, nazioni, religioni ecc. mi avevano insegnato che il “fascismo” non è altro che l’espressione politicamente organizzata della struttura, caratteriale umana media, di una struttura che non è vincolata né a determinate razze o nazioni né a determinati partiti, ma che è generale ed internazionale. Secondo il significato caratteriale “il fascismo” è l’atteggiamento emozionale fondamentale dell’uomo autoritariamente represso dalla civiltà delle macchine e dalla sua concezione meccanicistico-mistica della vita.

Il carattere meccanicistico-mistico degli uomini del nostro tempo crea i partiti fascisti e non viceversa.

Ancor oggi, in seguito a un errato pensiero politico, il fascismo viene considerato una specifica caratteristica nazionale dei tedeschi o dei giapponesi. Da questa prima concezione sbagliata conseguono tutte le altre interpretazioni erronee.

Il fascismo è stato e continuerà ad essere considerato, a danno degli autentici sforzi per raggiungere la libertà, la dittatura di una piccola cricca reazionaria. L’ostinazione con cui si continua a sostenere questo errore è da attribuire alla paura di rendersi conto di come stanno veramente le cose: il fascismo è un fenomeno internazionale che corrode tutti i gruppi della società umana di tutte le nazioni. Questa conclusione trova la sua conferma negli avvenimenti internazionali degli ultimi quindici anni.

Le mie esperienze analitico-caratteriali mi convinsero invece che oggi non esiste assolutamente nessuno che non porti in sé gli elementi del modo di pensare e sentire fascista.
Il fascismo come movimento politico si differenzia da altri partiti reazionari per il fatto che viene sostenuto e diffuso dalle masse umane.

Mi rendo perfettamente conto dell’enorme responsabilità che deriva da simili affermazioni. Augurerei, nell’interesse del nostro mondo tormentato, che le masse lavoratrici si rendessero conto con altrettanta chiarezza della loro responsabilità per quanto riguarda il fascismo.

Bisogna distinguere rigorosamente fra normale militarismo e fascismo.
La Germania guglielmina era militarista, ma non fascista.

Poiché il fascismo si manifesta sempre e ovunque come un movimento sorretto dalle masse umane, tradisce tutti i tratti e tutte le contraddizioni della struttura caratteriale delle masse umane: non è, come si crede generalmente, un movimento puramente reazionario, ma costituisce un amalgama tra emozioni ribelli e idee sociali reazionarie.

Se per rivoluzione si intende la ribellione razionale contro condizioni insopportabili nella società umana, la volontà razionale di “andare a fondo a tutte le cose” (“radicale” – “radix” – “radice”) e di migliorarle, allora il fascismo non è mai rivoluzionario. Non vi è dubbio che esso può fare la sua comparsa ammantato di sentimenti rivoluzionari.
Ma non si chiamerà rivoluzionario quel medico che combatte con sfrenate imprecazioni una malattia, ma al contrario quello che con calma, coraggiosamente e coscienziosamente, cerca e combatte le cause della malattia. La ribellione fascista nasce sempre laddove una emozione rivoluzionaria viene trasformata in illusione per paura della verità.

Il fascismo, nella sua forma piú pura, è la somma di tutte le reazioni irrazionali del carattere umano medio. Il sociologo ottuso, a cui manca il coraggio di riconoscere il ruolo predominante della irrazionalità nella storia dell’umanità, considera la teoria fascista della razza soltanto un interesse imperialistico, per dirla con parole piú blande, un “pregiudizio”. Lo stesso dicasi per il politico irresponsabile e retorico.
L’intensità e la vasta diffusione di questi “pregiudizi razziali” sono la prova che essi affondano le loro radici nella parte irrazionale del carattere umano. La teoria della razza non è una creazione del fascismo.
Al contrario: il fascismo è una creazione dell’odio razziale e la sua espressione politicamente organizzata. Di conseguenza esiste un fascismo tedesco, italiano, spagnolo, anglosassone, ebreo ed arabo.
L’ideologia razziale è una tipica espressione caratteriale biopatica dell’uomo orgasticamente impotente.

Il carattere sadico-pervertito dell’ideologia razziale tradisce la sua natura anche nel suo atteggiamento di fronte alla religione.
Si dice che il fascismo sarebbe un ritorno al paganesimo e il nemico mortale della religione.
Ben lungi da ciò, il fascismo è l’estrema espressione del misticismo religioso.
Come tale si manifesta sotto una particolare forma sociale.
Il fascismo appoggia quella religiosità che nasce dal pervertimento sessuale, e trasforma il carattere masochista della religione della sofferenza dell’antico patriarcato in una religione sadica.
Di conseguenza traspone la religione dall’aldilà della filosofia della sofferenza nell’aldiqua dell’omicidio sadico.

La mentalità fascista è la mentalità dell’“uomo della strada” mediocre, soggiogato, smanioso di sottomettersi ad un’autorità e allo stesso tempo ribelle.
Non è casuale che tutti i dittatori fascisti escano dalla sfera sociale del piccolo uomo della strada reazionario.
Il grande industriale e il militarista feudale approfittano di questa circostanza sociale per i propri scopi, dopo che questi si sono sviluppati nell’ambito della generale repressione vitale. La civiltà meccanicistica ed autoritaria raccoglie, sotto la forma di fascismo, solo dal piccolo borghese represso ciò che da secoli ha seminato, come mistica mentalità del caporale di giornata e automatismo fra le masse degli uomini mediocri e repressi.
Questo piccolo borghese ha copiato fin troppo bene il comportamento del grande e lo riproduce in modo deformato e ingigantito.
Il fascista è il sergente del gigantesco esercito della nostra civiltà profondamente malata e altamente industrializzata. Non si può far vedere impunemente all’uomo comune il grande tam tam dell’alta politica: il piccolo sergente ha superato il generale imperialista in tutto: nella musica di marcia, nel passo dell’oca, nel comandare e nell’obbedire, nella mortale paura di dover pensare, nella diplomazia, nella strategia e nella tattica, nelle divise e nelle parate, nelle decorazioni e nelle medaglie.
Un uomo come l’imperatore Guglielmo si rivelò in tutte queste cose un miserabile dilettante rispetto a Hitler figlio di un funzionario e morto di fame. Quando un generale “proletario” si copre il petto da ambo le parti con medaglie, e perché no, dalla gola fino all’ombelico, dimostra cosí al piccolo uomo comune che non intende essere da meno del “vero” e grande generale.

Solo dopo aver studiato a fondo e per anni il carattere del piccolo uomo comune represso, e le cose come si svolgono realmente dietro le quinte, è possibile comprendere su quali forze poggia il fascismo.

Nella ribellione delle masse di animali umani maltrattati contro le insignificanti cortesie del falso liberalismo (non intendo il vero liberalismo e la vera tolleranza) apparve lo strato caratteriale delle pulsioni secondarie.

Non è possibile rendere inoffensivo l’energumeno fascista se lo si cerca, a seconda della congiuntura politica, soltanto nel tedesco o nell’italiano e non anche nell’americano o nel cinese; se non lo si rintraccia nel proprio essere; se non si conoscono le istituzioni sociali che lo covano ogni giorno.

Si può battere il fascismo soltanto se lo si affronta obiettivamente e praticamente con una approfondita conoscenza dei processi vitali.
Nessuno è capace di imitarlo in fatto di manovre politiche, abilità nel destreggiarsi nei rapporti diplomatici, e organizzazione delle parate.
Ma non sa rispondere a questioni vitali pratiche, perché vede tutto nell’immagine riflessa dell’ideologia e sotto forma della divisa dello stato.

Quando un carattere fascista di qualsiasi colorazione si mette a predicare “l’onore della nazione” (anziché l’onore dell’uomo) o a la salvezza della sacra famiglia e della razza” (anziché la comunità dell’umanità che lavora); quando monta in superbia e quando dalla sua bocca non escono che slogans, allora gli si chieda pubblicamente, e con la massima calma e semplicità:

“Che cosa fai praticamente per dar da mangiare alla nazione senza assassinare altre nazioni? Che cosa fai come medico contro le malattie croniche, che cosa fai come educatore per favorire la gioia di vivere dei bambini, che cosa fai come economista contro la miseria, che cosa fai come assistente sociale contro il logoramento delle madri con tanti figli, che cosa fai come costruttore per sviluppare l’igiene delle abitazioni? Ora, cerca di non parlare a vanvera e cerca di dare una risposta concreta e pratica, altrimenti tieni chiuso il becco!”

Da ciò consegue che il fascismo internazionale non potrà mai essere battuto con manovre politiche.
Soccomberà alla naturale organizzazione del lavoro, dell’amore e del sapere su scala internazionale.

Il lavoro, l’amore e il sapere della nostra società non hanno ancora il potere di determinare l’esistenza umana.
Piú ancora, queste grandi forze del principio vitale positivo non sono consapevoli della loro immensità, della loro insostituibilità e della loro determinante importanza per l’esistenza sociale.
Per questo motivo la società umana si trova oggi, un anno dopo la vittoria militare sui partiti fascisti, ancora piú vicina all’orlo dell’abisso.
Il crollo della nostra civiltà sarà inarrestabile se i responsabili del lavoro, gli scienziati di tutte le ramificazioni vitali (e non mortali) e i donatori e i beneficiari dell’amore naturale tarderanno a rendersi conto della loro gigantesca responsabilità.

Ciò che è vivo può esistere senza il fascismo, ma il fascismo non può vivere senza ciò che è vivo. Il fascismo è il vampiro avvinghiato al corpo dei viventi che sfoga i suoi impulsi omicidi quando l’amore si ridesta in primavera invocando la naturale realizzazione.

“La libertà umana e sociale, l’autogoverno della nostra vita e della vita dei nostri discendenti si realizzerà in modo pacifico o violento?”.
Nessuno è in grado di dare una risposta a questa angosciosa domanda.

Ma chi conosce le funzioni vitali nell’animale, nel neonato, nel lavoratore dedito alla propria attività, sia che si tratti di un meccanico, di un ricercatore o di un artista, cessa di pensare servendosi di concetti che sono stati creati dalle malefatte dei partiti.
Ciò che è vivo non può “prendere il potere con la violenza” perché non saprebbe che farsene del potere.
Forse questa conclusione significa che la vita sarà per sempre vittima e martire del gangsterismo politico e che il politicante continuerà a succhiare per sempre il suo sangue? Questa conclusione sarebbe errata.

In quanto medico il mio compito è quello di guarire le malattie.
In quanto ricercatore devo svelare processi naturali sconosciuti.
Se mi si presentasse un cialtrone politico per costringermi ad abbandonare i miei malati e il mio microscopio, non mi farei disturbare, ma lo butterei fuori dalla porta, qualora non se ne andasse di sua spontanea volontà.
Il fatto di dover ricorrere alla violenza per difendere il mio lavoro e i miei studi sulla vita umana dagli intrusi non dipende da me o dal mio lavoro, ma dal grado di impudenza dell’intruso.
Proviamo a immaginare ora che tutti quelli che svolgono una attività che investe la vita umana riconoscano in tempo utile il cialtrone politico.
Non agirebbero diversamente.
Forse questo esempio semplificato può dare una risposta parziale alla domanda sul modo con cui prima o poi dovrà essere difesa la vita contro gli intrusi e i distruttori.


W. Reich, Psicologia di massa del fascismo, Mondadori, Milano, 1967, (pagg. 10-14)

martedì 22 aprile 2008

Tutti siamo collegati: 'Entanglement quantistico' (Parte Seconda)


Photobucket - Video and Image Hosting


Gli scienziati tradizionali stimano che l'universo abbia avuto inizio fra i 13 e i 20 miliardi di anni fa', con una gigantesca esplosione senza precedenti.
Vi sono numerose teorie contrapposte riguardo al momento esatto dell'evento e alla posibilità che si siano verificate una o più esplosioni, sembra esserci un accordo generale nell'attribuire la nascita del nostro universo a un massiccio rilascio di energia.
Nel 1951 l'astronomo Fred Hoyle coniò un termine ancora oggi in voga: Big Bang.
Gli studiosi hanno calcolato che solo alcune frazioni di secondo prima del Big Bang, l'intero Universo era molto, molto più piccolo di ora.
I modelli virtulai indicano che la sua dimensione era talmente piccola , da essere fortemente compresso dentro una minuscola pallina.
Se rimuovessimo tutto lo spazio cosiddetto Vuoto da quello che attualmente ci appare come il nostro Universo, si ritiene che quella pallina avrebbe dimensioni di una piccolissima biglia.
Nonostante possa essere stato un oggetto così minuscolo sicuramnete non era freddo, la temperatura all'interno di quello spazio compatto era inimmaginabile:
18 miliardi di milioni di milioni di milioni di gradi Farenheit ( 20 gradi nostri = 68 F), quindi molte volte maggiore dell'attuale temperatura del sole.
Mentre si diramava nella propria implosione, nella vacuità del vuoto, la forza esplosiva portava con sè più di solo calore e luce, ma si espandeva sottoforma di uno schema energetico che divenne il progetto di tutto ciò che esiste.
Questo schema è stato messo al centro dai miti primitivi, antiche tradizioni e conoscenze mistiche, come la rete di Indra nei Sutra buddisti, alla ragnatela nella tradizione Hopi.
Questa rete o ragnatela di energia perpetua continua tuttora ad espandersi attraverso il cosmo, incluso noi e tutto ciò che ci circonda.
Si tratta dell'energia che collega le nostre vite, è l'essenza che agisce come uno specchio multidimensionale, rimandandoci l'immagine di ciò che creiamo per mezzo di emozioni e credenza, sotto le spoglie della nostra realtà.
Come possiamo essere certi che 'tutto' l'universo sia realmente collegato?
Per rispondere alla domanda dovremmo tornare all'esperimente di Ginevra citato nella Parte Prima.
Per quanto i due esempi ci possono sembrare lontani, esiste un sottile collegamento: in ciascuno di essi viene esplorata la correlazione riferita a due cose che in precedenza erano fisicamente unite tra loro.
Nel caso dell'esperimento l'atto di suddivisione di un fotone singlo in una coppia di particelle, ha creato due fotoni gemellari e il fatto che i fotoni da un lato e le particelle del Big Bang dall'altro, fossero stati fisicamente uniti in precedenza, costituisce la chiave della loro connessione.
Per concludere la domanda è:
E' possibile che quando qualcosa viene unito, resta sempre collegato, a prescindere dall'esistenza di un legame fisico?
Se questo è vero è possiblie che ciò che facciamo in una data circostanza può avere un effetto su altri fragmenti della nostra vita influenzandoli.



credits:gregg braden, matrix divina

domenica 20 aprile 2008

Tutti siamo collegati: 'Entanglement quantistico' (Parte Prima)


Photobucket - Video and Image Hosting

(Benicia Gantner,Sky+Golden Stand-2006 vinyl on plexiglas panel 48" x 66")


Quando affermiamo che qualcosa è vuoto,solitamente intendiamo che lì non c'è assolutamente nulla.
Come elabora il nostro cervello la sensazione di spazio vuoto?
Ogni giorno respiriamo ossigeno che ci permette di vivere, eppure esso rappresenta quel 'vuoto' , quello che il nostro occhio non può vedere.
Il vuoto semplicemente non esiste è semplicemente solo qualcosa che non possiamo vedere.
Un mondo ipoteticamente vuoto sarebbe oscuro:potremmo accendere una torcia elettrica, una lampadina, ma non potremmo vedere la luce che emana, semplicemente perchè le onde luminose non avrebbero un vettore attraverso cui diffondersi.
Un esempio che ci può correre in aiuto potrebbe essere il seguente:
se ci trovassimo davanti ad un lago prosciugato e lanciassimo un sasso, esso cadrebbe nel fondale senza fare cerchi concentrici, cadrebbe e basta;
se ci fosse dell'acqua, noi noteremmo prima il formarsi delle increspature,senza il vettore la nostra percezione sarebbe diversa.
Il suono anch'esso deve propagarsi attraverso qualche tipo di vettore per essere trasmesso e udito.
Il sole si propaga attraverso un vettore, l'energia elettrica ha un suo vettore...
Lo spazio che ci circonda è tutto fuorchè Vuoto.
Agli inizi del XX secolo, Einstein pensando ad una forza misteriosa, della quale era certo affermava: '' La Natura ci mostra soltantola coda del leone''
Egli affermò che esiste qualcosa che va oltre la realtà come la percepiamo, perchè non siamo in grado di vederla dal nostro punto di osservazione cosmico.
Einstein prosegui nella propria teoria affermando che tutti gli esseri umani, le piante, tutti danziamo al suono di una melodia misteriosa.
Nel affermare le sue teorie Einstein aveva dato il via a una furibonda controversia che tutt'ora imperversa, al suo centro le vecchie concezioni sulla sostanza di cui è fatto il mondo.
Un secolo fà il padre della teoria dei quanti ci aveva rivelato che tutto è collegato, attraverso una forma molto reale, sebbene non convenzionale di energia.
Qui riscontriamo quello che forse rappresenta il più grande mistero dei tempi moderni, poichè la fisica tradizionale ha affermato che il vettore non esiste.
Nel 1997 alcune riviste scientifiche hanno pubblicato i risultati di un evento che secondo la fisica tradizionale non si sarebbe dovuto verificare.
Si tratta di un esperimento svolto in Svizzera dall'università di Ginevra, incentrato sulle componenti della materia (le particelle di luce denominate Fotoni)i cui risultati continuano a scuotere le fondamenta dei saperi tradizionali.

L'esperimento
Gli scienziati hanno diviso un fotone singlo in due fasci separati, creando due fotoni 'gemellari' con proprietà identiche
Poi,usando una strumentazione inventata per l'esperimento, avevano separato entrambe i fasci in direzioni opposte.
La coppia di fotoni era stata inviata in una cavità appositamente creata, dotata di due circuiti a fibre ottiche uguali a quelli che trasmettono le telefonate, che si estendevanoverso l'esterno in direzioni opposte per una distanza di circa 11 km.
Quando ciascuno dei fotoni gemelli raggiungeva il suo obbiettivo, la distanza fra loro era di circa 22 km.
Alla fine del percorso, le due particelle venivano costrette a optare arbitrariamnete fra due percorsi del tutto identici.
Ciò che rende l'esperimento interessante è il fatto che quando le coppie di fotoni raggiungevano il punto in cui dovevano optare per l'una o l'altra direzione, facevano entrambe la stessa scelta, viaggiando ogni volta sullo stesso percorso, senza eccezioni, i risultati erano identici ogni volta che l'esperimento veniva ripetuto.
Sebbene il sapere tradizionale sostenga che i fotoni gemellari sono separatie non comunicano tra loro, essi agiscono come se fossero ancora collegati.
I fisici definiscono questo misterioso collegamento come 'entanglement quantistico'.


...Continua

martedì 15 aprile 2008

Les Règles du Jeu (Parte Seconda)

Photobucket - Video and Image Hosting




Non sono mai riuscito a rispondere o solo minimamente capire chi sono i potenti, anche se la domanda giusta sarebbe 'cosa vogliono'.
Dicono che il tracollo sia vicino, gli economisti sanno cosa ci aspetta, noi immaginiamo soltanto.
Le economie mondiali hanno sempre avuto il loro copione e la caduta e la discesa sono varianti probabilistiche dove qualcuno porta a casa sempre qualcosa.
Hanno capito che il marketing mentale rende con ottimi interessi.
L'uomo inconsapevole struttura le prorie regole e decisioni con gli strumenti che gli sono stati forninti.
Le regole del gioco sono la recinzione del loro pascolo, il loro gregge ha ottimi cani pastore.
Cosa può l'uomo inconsapevole di fronte e 'menti finissime', dove può trovare la scintilla liberatoria della propria condizione, come può il precario, l'operaio, chi tira la cinghia a fine mese trovare lo spazio per ascoltare il proprio cuore?
Inesorabilmente l'uomo comune accetta la propria schiavitù, lo schiavo non è più l'animale-soma che raccoglie il cotone ma si è evoluto nello schiavo domestico, con un tetto sopra la testa e dei buoni avanzi ('modificati') per il proprio sostentamento.
Ogni giorno può essere il giorno buono per fuggire, ogni attimo possiamo decidere di modellare la nostra vita inesplorata, per ogni cosa c'è un prorio tempo dopodichè l'oblio finale ci mostrerà le nostre vergogne.
Ognuno di noi può essere l'architetto della propria vita, ognuno di noi può cambiare le Regole del gioco, ma finche il dogma offuscheràla nostra mente non ne saremo capaci, finche' non bonificheremo noi stessi, non riazzereremo le nostre menti, finche non torneremo a vedere le cose con i nostri occhi bambini, riscoprendo nuovi orizzonti, finchè la paura consumerà la nostra energia, saremo uomini deboli, senza alibi e senza scuse, saremo gli schiavi delle 'Regole del gioco'.

lunedì 14 aprile 2008

Les Règles du Jeu (Parte Prima)


Photobucket - Video and Image Hosting





«Fin da quando nasciamo gli altri ci dicono che il mondo è in un determinato modo, e naturalmente noi non abbiamo altra scelta che accettare che il mondo sia come gli altri ci hanno detto che è.»

D. J. Matus

E' uno strano tempo il nostro...forse lo sono stati tutti i tempi che ci hanno preceduto.
Noi siamo i figli delle 'macchine', non abbiamo mai visto l'Eden che ci è stato affidato,
noi siamo i figli della cultura, della tecnologia, della scienza.
L'evoluzione dell'uomo nel tempo, la convinzione che ci è stata affidata, è tutto falso.
La codificazione è il nostro sangue.
Ogni istante della nostra vita è pura codificazione, i nostri stessi pensieri per esistere necessitano di un codice, necessitano della matita delle nostro vissuto per potersi fissare.
Noi siamo ciò che fino ad oggi abbiamo assorbito, i nostri valori, le nostre credenze, le nostre generalizzazioni.
Passo dopo passo, il nostro io si configura, interagisce con il mondo misterioso, familiarizza ed utilizza gli strumenti che gli sono stati dati.
Quando siamo bambini familiarizziamo con il mondo tridimensionale e ci collochiamo per strutturare la nostra esistenza.
Eppure la nostra memoria latente ha impulsi che a volte come una scarica elettrica ci sussura.
Ci hanno inegnato che non si può fantasticare, altrimenti non si diventa grandi.
I padroni di casa ci hanno sempre detto che il debole soccombe, che l'uomo non deve essere troppo curioso, ci hanno detto che i folli sono rinchiusi,
che i ladri sono in prigione, i potenti sono al sole.
Chi sono i potenti chiese il bambino ingenuo al fratello maggiore:
'' non lo sò fratello...non riesco proprio a immaginarlo, me lo sono chiesto troppe volte ed ogni volta la mia immaginazione è stata incapace di odiare fino a tal punto.''


...Continua

mercoledì 9 aprile 2008

Il grande 'Volador' e il Nuovo Inizio


Photobucket - Video and Image Hosting


Cosa fare alle prossime elezioni... andare, astenersi, nulla, bianca...
Il tetro teatrino dei politicanti vuole far credere che il loro sistema sia l'unico esistente.
La politica come la religione oppio dei popoli ha ormai plasmato le proprie ideologie, con l'unico scopo di dividere la gente, di rinnovare una eterna torre di Babele.

La verità è che abbiamo solo iniziato a decifrare un sistema, un sistema malato, che vuole sovvertire i valori naturali,che vuole depredare furtivamente la bellezza e la magneficenza di ciò che possiamo godere.
Il poter scegliere non è una preferenza elettorale, quest'ultimo è solo uno strumento che negli anni ha mantenuto uno status, lo zuccherino che ha tenuto sedato il popolo, con la convinzione del senso-assenso, con l'illusione di poter far una scelta, con l'illusione di un effimero senso civico.
Noi siamo la linfa del loro potere, senza i nostri denari, i loro privilegi sono finiti.
Qualsiasi comparsa del sistema politico non aiuterà mai l'evoluzione intellettuale del singolo uomo, semplicemente perchè il sistema è stato costruito imperfetto è stato costruito con la fame del potere, con la consapevolezza di non dare mai la possibilità all'uomo-macchina di decidere ed essere partecipe.
Nessuno di questi personaggi è genuino, perchè i loro progetti sono solo progetti di qualcun altro.
Il copione è scritto e che cambino attori e comparse è solo un' eventualità vacua.
Non è forse meglio non comprare nessun biglietto di questo pessimo spettacolo?
Non è forse meglio che ognuno scriva la propria storia senza copiare dai falsi savi?


Io credo che bisogna ricominciare da capo, vedere le cose in un modo nuovo.
Se nella nostra mente siamo figli del sistema che ci ha cresciuti, il male appesterà sempre i frutti del nostro nuovo raccolto.
Vedere le cose con i nostri occhi sanizzati dalla miopia congenita degli schemi che le generazioni passate, intrappolate, hanno tramandato.
Se non possiamo immaginare o almeno sognare qualcosa di grandioso la nostra gabbia sarà sempre la stessa, forse potremo godere di una gabbia più grande, se come bravi cani da riporto ubbidiremo agli ordini.
Il poter sognare non è un gioco ludico destinato solo ai bambini ma un dono di cui tutti disponiamo, come l'acqua ci rinfresca e ci ricostituisce.
Se ragioniamo con i loro termini saremo vittime del loro rebus e passeremo la nostra vita chiedendoci perchè... trincerandoci, sbattendo la testa sempre contro lo stesso muro, finche la testa non ci duolerà e le nostre forze saranno finite.
Pensiamoci bene, il loro sistema è destinato ad una lunga agonia, non ci sarà morte rapida, il sistema che hanno ideato è il parassita che dovrà nutrirsi fino all'ultima briciola.
Il sistema è il grande 'volador', nei libri di Castaneda si narra di queste creature, cosiddette 'ombre di fango' che si nutrono della consapevolezza di ogni individuo, l'uomo è il loro inconsapevole sostentamento.
Finche ragioneremo nei termini ideati da loro li nutriremo,
ci è rimasto un unico modo per combattere:
fare ciò che non si aspettano.


La risposta è solo celata nei nostri cuori, nascosta, criptata, per qualcuno inesistente, non ci saranno pillole blu o pillole rosse... che miracolosamente ci porteranno a vedere la verità.
La verità non ci farà visità come un amico che viene a cena, dovremo faticare per trovare il nostro ingrediente alchemico, ma quando assaporeremo la freschezza di quella sorgente, sapremo cosa fare e sarà un 'nuovo inizio'.