(Benicia Gantner,Sky+Golden Stand-2006 vinyl on plexiglas panel 48" x 66")
Quando affermiamo che qualcosa è vuoto,solitamente intendiamo che lì non c'è assolutamente nulla.
Come elabora il nostro cervello la sensazione di spazio vuoto?
Ogni giorno respiriamo ossigeno che ci permette di vivere, eppure esso rappresenta quel 'vuoto' , quello che il nostro occhio non può vedere.
Il vuoto semplicemente non esiste è semplicemente solo qualcosa che non possiamo vedere.
Un mondo ipoteticamente vuoto sarebbe oscuro:potremmo accendere una torcia elettrica, una lampadina, ma non potremmo vedere la luce che emana, semplicemente perchè le onde luminose non avrebbero un vettore attraverso cui diffondersi.
Un esempio che ci può correre in aiuto potrebbe essere il seguente:
se ci trovassimo davanti ad un lago prosciugato e lanciassimo un sasso, esso cadrebbe nel fondale senza fare cerchi concentrici, cadrebbe e basta;
se ci fosse dell'acqua, noi noteremmo prima il formarsi delle increspature,senza il vettore la nostra percezione sarebbe diversa.
Il suono anch'esso deve propagarsi attraverso qualche tipo di vettore per essere trasmesso e udito.
Il sole si propaga attraverso un vettore, l'energia elettrica ha un suo vettore...
Lo spazio che ci circonda è tutto fuorchè Vuoto.
Agli inizi del XX secolo, Einstein pensando ad una forza misteriosa, della quale era certo affermava: '' La Natura ci mostra soltantola coda del leone''
Egli affermò che esiste qualcosa che va oltre la realtà come la percepiamo, perchè non siamo in grado di vederla dal nostro punto di osservazione cosmico.
Einstein prosegui nella propria teoria affermando che tutti gli esseri umani, le piante, tutti danziamo al suono di una melodia misteriosa.
Nel affermare le sue teorie Einstein aveva dato il via a una furibonda controversia che tutt'ora imperversa, al suo centro le vecchie concezioni sulla sostanza di cui è fatto il mondo.
Un secolo fà il padre della teoria dei quanti ci aveva rivelato che tutto è collegato, attraverso una forma molto reale, sebbene non convenzionale di energia.
Qui riscontriamo quello che forse rappresenta il più grande mistero dei tempi moderni, poichè la fisica tradizionale ha affermato che il vettore non esiste.
Nel 1997 alcune riviste scientifiche hanno pubblicato i risultati di un evento che secondo la fisica tradizionale non si sarebbe dovuto verificare.
Si tratta di un esperimento svolto in Svizzera dall'università di Ginevra, incentrato sulle componenti della materia (le particelle di luce denominate Fotoni)i cui risultati continuano a scuotere le fondamenta dei saperi tradizionali.
L'esperimento
Gli scienziati hanno diviso un fotone singlo in due fasci separati, creando due fotoni 'gemellari' con proprietà identiche
Poi,usando una strumentazione inventata per l'esperimento, avevano separato entrambe i fasci in direzioni opposte.
La coppia di fotoni era stata inviata in una cavità appositamente creata, dotata di due circuiti a fibre ottiche uguali a quelli che trasmettono le telefonate, che si estendevanoverso l'esterno in direzioni opposte per una distanza di circa 11 km.
Quando ciascuno dei fotoni gemelli raggiungeva il suo obbiettivo, la distanza fra loro era di circa 22 km.
Alla fine del percorso, le due particelle venivano costrette a optare arbitrariamnete fra due percorsi del tutto identici.
Ciò che rende l'esperimento interessante è il fatto che quando le coppie di fotoni raggiungevano il punto in cui dovevano optare per l'una o l'altra direzione, facevano entrambe la stessa scelta, viaggiando ogni volta sullo stesso percorso, senza eccezioni, i risultati erano identici ogni volta che l'esperimento veniva ripetuto.
Sebbene il sapere tradizionale sostenga che i fotoni gemellari sono separatie non comunicano tra loro, essi agiscono come se fossero ancora collegati.
I fisici definiscono questo misterioso collegamento come 'entanglement quantistico'.
...Continua
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